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Alejandra Pizarnik
La contessa sanguinaria

Traduzione: Francesca Lazzarato
Pagine: 64
Prezzo: 7,00 Euro
ISBN: 88-89113-13-8

"La contessa sanguinaria" è il primo testo in prosa pubblicato in Italia della poetessa argentina Alejandra Pizarnik, figura di spicco della letteratura contemporanea non solo sudamericana. Grande amica di Octavio Paz e Julio Cortazar (che alla sua morte le dedicò la poesia "Aqui Alejandra"), Alejandra Pizarnik è nota per il suo talento difficilmente collocabile all'interno delle scuole poetiche di Buenos Aires degli anni '50 e '60. La sua opera, prosa e poesia, è legata al tema del doppio, dell'infanzia, del silenzio, della morte e della crudeltà, è una voce libera, che pur iscrivendosi nell'orizzonte surrealista, lo tradisce e lo supera.
Il testo "La contessa sanguinaria" è ispirato alla figura della contessa ungherese Erzebet Bathory vissuta nel 1600, accusata di aver torturato e ucciso più di 600 vergini e per questo murata viva nel suo castello di Csejthe, tra i Carpazi. Al di là della leggenda intorno alla Bathory (abbondano i film e i libri intorno alla figura della 'contessa dracula'), il breve testo della Pizarnik (accompagnato da un apparato critico-bibliografico a cura di Francesca Lazzarato) è affascinante per la qualità estetica e letteraria della sua scrittura e per ciò che svela della vita della giovane poetessa che usa il personaggio della Bathory per esprimere il mal de vivre che poi la porterà al suicidio a soli 36 anni nel 1972.
"La contessa sanguinaria", pubblicato dapprima su una rivista e poi in volume nel 1971, finge di proporsi come recensione del libro di Valentine Penrose “La Comtesse Sanglante” diventando subito dopo testo autonomo. Alla Pizarnik non interessa l’indagine psicologica coltivata da Valentine Penrose; più che raccontare, ritrae istanti e costruisce immagini nette e stilizzate: brevi capitoli illustrano le varie tipologie di morte delle fanciulle sullo sfondo dell’immenso castello medioevale, universo chiuso, che ha allo stesso tempo qualcosa del lager e del gineceo. Al centro sta la contessa, punto focale in cui convergono bellezza, crudeltà, perversione sessuale, silenzio: un figura potente, glaciale, che sembra incarnare la libertà assoluta, quella che, conclude Pizarnik nell’ultima pagina "è sempre orribile".
Una lettura possibile di questo testo è data dallo scrittore e giornalista argentino Tomás Eloy Martínez, che in un suo articolo del 12/05/2001 sul quotidiano La Nación scrive: "Forse perché l’immaginazione vola sempre più veloce della realtà, ogni volta che una società è sul punto di cambiare i primi sintomi appaiono non nei discorsi dei politici o negli editti dei militari, ma nelle pieghe segrete della letteratura. Nella poesia, nel teatro e soprattutto nei romanzi è possibile scoprire i modelli di realtà che si avvicinano e che ancora non sono stati formulati in modo cosciente (…) quella biografia o poema sulle perversità di Erzébet Báthory, la contessa, è un presagio delle desapariciones, delle torture nei campi di concentramento e dei massacri impuniti che l’Argentina avrebbe vissuto pochi anni dopo. "Forse la storia universale è la storia di alcune metafore" sentenziò Borges in La esfera de Pascal. La metafora disegnata da Pizarnik sulla contessa Báthory nel 1971 sembrava un’effusione surrealista, e forse la poeta medesima credeva fosse così".
Il 24 marzo del 1976, quattro anni dopo il suicidio di Alejandra Pizarnik, l’Argentina si trasformerà in un immenso castello di Csejthe che inghiottirà un’intera generazione di giovani, torturati, uccisi, scomparsi. "La contessa sanguinaria" finisce dunque per assumere il senso di una profezia e di una visione, e non resta che dar ragione a Eloy Martinez, quando scrive: "La realtà è un vasto labirinto dove tutto si assomiglia. Alcuni sentieri si ripetono, altri no. Il futuro è lì, sotto gli occhi di tutti. Ma solo pochissimi, come Alejandra Pizarnik, riescono a scorgerlo."
In Italia è uscita un'antologia delle sue poesie, curata da Claudio Cinti ed edita da Crocetti dal titolo "La figlia dell'insonnia". In spagnolo e inglese è stata pubblicata tutta la produzione della Pizarnik, Prosa Completa, Poesia Completa, Diari.

Alejandra Pizarnik
Autrice di testi in prosa e per il teatro, è nota soprattutto per la sua opera poetica, nella quale si segnala la raccolta "Los trabajos y las noches", vincitrice nel 1965 del prestigioso Premio Fondo Nacional de las Artes. Talento versatile, personalità complessa, ha saputo conquistarsi, soprattutto nei suoi fecondi anni parigini, la stima di Octavio Paz, Italo Calvino, Henri Michaux e Julio Cortázar.



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