26/11/2006 Liberazione Un grido sotto pelle Abusi sessuali e infanzia nel dolente romanzo di Scott Heim, Mysterious skin, edito da Playground. di Elio Castellana Scottante come le ferite di chi lo subisce, l’abuso sessuale sui minori è al centro del romanzo di Scott Heim, Mysteriuos skin (15 euro), edito recentemente per la collana Liberi e Audaci della Playground, la coraggiosa casa editrice romana guidata da Andrea Bergamini, che continua il suo progetto d’indagine sulla “letteratura omosessuale” e non solo. Siamo negli anni 80. Il paesaggio è quello bidimensionale di un Kansas bigotto e di provincia, ritagliato col cartoncino, come le quinte di un set di disegni animati. Due ragazzi di otto anni hanno subito abusi sessuali dall’allenatore della loro squadra di baseball. Per Brian, solitario e chiuso in se stesso, l’episodio rimane a lungo un black-out della memoria, che cerca di giustificare ingenuamente attraverso un rapimento da parte di extra-terrestri. Neil, invece, scambia l’abuso per affetto e conserva il ricordo degli incontri col suo allenatore come il marchio di un amore speciale che alimenta in lui anticonformismo e ribellione. Le esistenze dei due protagonisti scorrono parallele e separate. Brian vivrà per anni in uno stato umbratile di semi-coscienza, puntellato di svenimenti, paure, torpore esistenziale. Neil, condurrà una vita spregiudicata, eccessiva, all’insegna del sesso, della prostituzione, e del cinismo. Due facce di uno stesso dramma. Solo quando Brian deciderà di far luce su quell’episodio oscuro della sua infanzia e si metterà alla ricerca di Neil, tutta la violenza subita verrà in superficie: entrambi capiranno quanto amore hanno perduto, come da un’arteria recisa. Un amore che non sarà più restituito. Il romanzo è come un cuore in frantumi che solo alla fine verrà ricomposto, senza che per questo possa ricominciare davvero a pulsare. La narrazione, infatti, procede per frammenti temporali e scarti di prospettiva con un montaggio di gusto cinematografico, che ha ispirato l’omonimo film di Gregg Araki uscito nelle sale nel 2004. I dieci anni che separano l’abuso dalla sua presa di coscienza, sono disegnati come un puzzle distonico in cui alle voci dei due protagonisti s’intersecano quelle di una sorella, di un’amica e di un innamorato, ragazzi come loro spaesati e incapaci di comprendere i sentimenti propri e altrui. Il linguaggio è insieme secco e poetico e riflette i mezzi-toni di una società, quella della provincia americana, popolata solo di personaggi minori; quasi un rovesciamento concettuale e stilistico del mondo glamour disegnato da Easton Ellis in Meno di zero, altro romanzo cult di un’adolescenza senza vie d’uscita. Heim decide di scrivere questa dolorosa educazione sentimentale sulla pelle dei protagonisti. Quella di Brian è esangue, anestetizzata come la sua infanzia, trascorsa senza padre nel sordo paesaggio del Kansas, è bluastra come la pelle degli alieni che immagina lo abbiano rapito, morta come quella del vitello che la sua amica Avalyn gli mostra nel ranch di famiglia sotto la luce lunare di un’insensata notte americana alla ricerca di segnali extra-terrestri. Quella di Neil è coriacea come gli anonimi incontri di sesso a pagamento della sua adolescenza, è deturpata come la pelle di uno dei suoi clienti, nei cui lividi si riconoscono i segni della piaga dell’Aids, vuota come il cupio dissolvi delle pratiche sessuali compulsive e seriali di cui è protagonista. E un’altra pelle, infine, l’autore evoca verso la conclusione del romanzo, attingendola dall’immaginario profondo di una certa cultura americana, ossessionata dal peccato e dal male: quella di Regan, la protagonista del film di Friedkin, L’esorcista. Presentato come un’interferenza narrativa quasi casuale che emerge dal tubo catodico, Heim ci mette di fronte agli occhi un personaggio simbolo delle paure legate all’adolescenza sulla cui pelle è inciso il grido disperato che i protagonisti del suo libro non riescono a esprimere: “Durante la scena in cui il prete e un suo amico si introducono nella stanza della frenetica ragazzina posseduta, Brian alzò il volume. I due personaggi sollevarono il vestito della ragazza addormentata illuminando con una torcia la sua pelle che si era ormai scolorita fino a raggiungere un’innaturale tonalità bluastra. Gli occhi di Brian restarono incollati a questa scena, ipnotizzati, come se riconoscessero qualcosa. La torcia indugiò, mentre una parola emerse sulla carne blu. AIUTATEMI”. |
