di Manuel Masi In occasione dell’uscita del suo prossimo libro, Alex Sanchez parla ai lettori di GAY.tv, introducendo la questione del difficile equilibrio tra religione e omosessualità: dopotutto, è solo una questione d’amore. Il 23 novembre la casa editrice Playground presenterà ufficialmente ‘E’ una questione d’amore’, il nuovo libro di Alex Sanchez, tradotto da Alessandro Bocchi e proposto nella Collana High School. L’autore del celebrato ‘Rainbow Boys’ torna sotto i riflettori con una scomoda domanda: Può un ragazzo essere gay e allo stesso tempo cristiano? E ha il diritto di innamorarsi? Da qui parte la storia di Paul, un diciassettenne come tanti, gentile, sportivo e anche molto religioso. Come ama ricordare lui stesso ha “affidato il proprio cuore a Gesù” e la sua aspirazione è di comportarsi come i suoi tanti eroi biblici, da Abramo a Mosé. Eppure dentro di sé scopre di avere sentimenti e desideri che la sua religione considera peccaminosi: è infatti attratto dai ragazzi. Da anni combatte con questo segreto che non riesce a confidare a nessuno, finché il primo giorno di scuola dell’ultimo anno di liceo non si presenta nell’aula un nuovo studente, Manuel. Anche lui è molto religioso e anche lui è gay, ma diversamente da Paul lo dichiara e non si odia per questo. Paul è immediatamente attratto da Manuel, e proprio per questo cerca di evitarlo e di allontanarlo da sé. Ma i suoi sentimenti e gli eventi lo costringeranno a ripensare se stesso e a cercare finalmente di accettarsi, riconoscendo che in fondo è solo una questione d’amore. Fede e omosessualità: come mai ha deciso di scrivere di questa tematica? Tutto è partito quando ho iniziato a ricevere moltissime mail da teenager che avevano letto i miei libri precedenti. Mi raccontavano delle loro battaglie interiori nel conciliare fede e omosessualità; le loro storie mi hanno fatto tornare in mente il mio percorso personale che ho intrapreso alla ricerca della fede. Crescendo di fondamentale aiuto sono stati l’avere un padre e una madre che hanno saputo accettare a pieno il mio stato d’essere omosessuale, ma al contempo mi rendevo conto che la Chiesa che stavo seguendo presentava un’immagine di Dio che forse non mi stava amando più così incondizionatamente. Quindi mi sono allontanato da Lui e dalla religione in generale. Ci sono voluti molti anni perché io riacquisissi coraggio e soprattutto volontà di riaprire la Bibbia e giungere a delle mie conclusioni personali su Dio e l’omosessualità. Una volte ascoltati i problemi che i miei giovani lettori mi esponevano attraverso lettere e mail, ho pensato che la mia esperienza potesse essere di aiuto a loro. Pensa che per i ragazzi di oggi la fede sia ancora un elemento importante della vita? La fede è importantissima per moltissimi giovani dei giorni nostri. Anche se i teenager non frequentano costantemente la Chiesa, o la loro educazione religiosa non si basa su fondamenta solide, la fede rappresenta una via d’uscita alle domande che frullano in mente incentrate sulla vita, o su Dio, o su Cristo, sulla Chiesa, sui dogmi. In quanto adulti, noi tutti possiamo aiutarli a capire. Perchè un ragazzo gay e cristiano dovrebbe sentirsi più "colpevole" e in conflitto con la sua fede rispetto a un ragazzo eterosessuale che, come la stragrande maggioranza dei suoi coetanei, pur dichiarandosi credente conduce un vita "peccaminosa" (per esempio facendo sesso prematrimoniale)? La differenza fondamentale è questa: il ragazzo ligio alle regole, credente, quello considerato ‘normale’ si può sentire in colpa per qualcosa che ha fatto (per esempio sesso prima del matrimonio), ma non verrà mai giudicato e criticato per la sua natura; è importante: questo ragazzo, non sarà mai chiamato ‘cattivo’ o ‘demoniaco’ perché è eterosessuale. Al contrario, il ragazzo gay viene criticato e giudicato (talvolta anche pesantemente) dalla Chiesa e dalla società, semplicemente perché è omosessuale, anche se effettivamente non ha compiuto volontariamente alcun peccato. Poi, anche se la Chiesa afferma che l’omosessuale non è un effettivo peccatore finché non assume un comportamento e un atteggiamento da omosessuale (cioè finché non vive a pieno la sua vita sessuale), contemporaneamente quella stessa Chiesa professa all’adolescente che l’omosessualità è sbagliata, è insana e insensata, è male. Non ritiene che l'ingerenza delle istituzioni religiose danneggi il percorso di conciliazione interiore tra fede e omosessualità dei gay cristiani? La Chiesa intesa come istituzione raramente aiuta i giovani (sia gay che etero) nello sviluppare una buona e sana relazione tra fede e sessualità. Per gli omosessuali la questione è ancora più dannosa e ostica perché si sentono dalla parte del torto. Se un ragazzo gay in crisi sulla sua fede le chiedesse un consiglio, gli suggerirebbe di rivolgersi a un prete? Dipenderebbe dallo spessore del prete al quale si rivolgerebbe. Ci sono alcuni uomini di chiesa davvero compassionevoli, accomodanti, disposti a capire e ad accettare. Parlando ad un prete della propria omosessualità un ragazzo potrebbe trovarne giovamento, potrebbe aiutarlo ad accettare la sua natura, ed amarsi per quello che è. Ci sono però tanti altri preti dall’atteggiamento giudizioso e pregiudizioso, completamente ignoranti in merito alla sfera della sessualità. Parlando a preti come questi, un giovane bisognoso di capire e di capirsi potrebbe ricevere più danni che benefici. Esistono preti in grado di stare vicino agli omosessuali cristiani senza giudicarli? Sì, esistono preti che capiscono quanto sia naturale l’omosessualità; quanto sia parte dell’essenza umana, della popolazione. Riescono a comprendere che essere omosessuali è grave tanto quanto essere mancini, o con i capelli rossi, tutte connotazioni di una minoranza del genere umano. E ovviamente, ci sono anche molti sacerdoti gay. Alcuni preti omosessuali sono addirittura aperti riguardo alla loro stessa condizione; altri invece la rinnegano e la tengono nascosta. Negli Stati Uniti esiste un’organizzazione cattolica chiamata ‘Dignity’, pensata appositamente per dare un aiuto a gay, lesbiche, bisessuali e transessuali cattolici, ma anche alle loro famiglie, agli amici e alle persone care in genere. Tutto ciò per sviluppare una certa linea di pensiero più progressista e tentare di riformare con senso la Chiesa. |
