Ragazzo di zucchero - Il Riformista


01/09/05 Il Riformista

di Errico Buonanno

Ken Harvey "Ragazzo di Zucchero"

L’omosessualità, è evidente, è l’unica forma d’amore che riesca a sottrarsi appieno al mero istinto di riproduzione, la sola che non sottostia al bieco contratto matrimoniale, alla famiglia, a ogni dovere e imposizione sociale. L’omosessualità, non c’è che dire, è l’amore puro. Questo il pensiero di Cocteau: una provocazione conturbante che, tra potenza rivoluzionaria ed un serafico candore, ancora può donarci degli spunti inaspettati.
La produzione raffinata, intelligente e, c’è da aggiungere, particolarmente fortunata che da due anni a questa parte sta proponendo la Playground, casa editrice di letteratura gay fondata da Andrea Bergamini a Roma, è un universo variegato com’è giusto che sia per un catalogo di scrittori internazionali, facce scomposte di un mondo sfuggente e quasi per natura allergico alle classificazioni. “Campo di gioco”, appunto, violento, allegro, passionale, che sembrerebbe farsi soprattutto terreno di scontri ed incontri, banco di prova per dubbi sereni e per certezze lancinanti. Così, nel dubbio – sembrerebbe voluto – che per davvero esista una letteratura gay in quanto cifra stilistica, in quanto fenomeno chiaramente riconoscibile e più di tanto individuabile, o non si tratti piuttosto, dietro l’apparente uniformità del tema, dell’ennesima riprova del vecchio detto secondo cui ogni storia è una storia d’amore (e vale a dire ogni amore è una storia a sé stante), possiamo quantomeno dire che un elemento comune sta qui proprio nel fatto di volere raccontare questa storia, di volere affermare e dare concretezza letteraria a questo strano e ben reale universo multiforme.
Ragazzo di zucchero, la preziosa raccolta di racconti dello statunitense Ken Harvey che la Playground oggi propone, è in fondo, sotto molti aspetti, una galassia esemplare. Nove brani bellissimi, tutti ambientati nella più piccola provincia americana, quasi nove versioni di una stessa vicenda di formazione. Ed è questa, immancabilmente, una vicenda che ci parla di una dissoluzione degli affetti, di una mancanza di sincerità nei rapporti, tutta un’incompletezza dello spirito risolta grazie all’unica emozione sulla quale non si deve e non si può forse mentire. Con un’ingenuità matura, il “ragazzo di zucchero” Ken Harvey rende così l’omosessualità – e, grazie a un’impercettibile analisi dell’ultimo secolo, anche la lotta per l’affermazione dei diritti gay, costantemente in sottofondo – una conquista di franchezza, umanità, giustizia, vita, contro un provincialismo di cui la misera e sciapita cittadina di Lynn, nel Massachusetts, è solo un simbolo, una figura come tante. L’omosessualità ritorna appunto, senza più alcuna forzatura, momento puro perché slegato da qualsiasi interesse e paura, solo un donarsi e un completarsi lontano da quell’istituzione familiare a cui, tra queste pagine, sembra contrapporsi un modello più vero di famiglia “altra”, una comunità di legami sinceri. Con lo stile più tipico della nuova narrativa americana, quella fisicità evocativa che qui riesce al proprio meglio, Harvey sa in questo modo indicarci un cammino morale e ci regala personaggi intensi che brillano sempre di una speranza generale, ben al di là dei confini così labili del ristretto mondo gay. Come ogni campo di gioco, insomma, la Playground si riconferma «luogo di formazione e apprendistato, di amicizie cattive e passioni scomposte» (questo il suo motto di presentazione). Un campo in cui gettarsi presto ed assolutamente, senza paura di sbucciarsi un po’ o anche di appassionarsi troppo.

Ken Harvey, Ragazzo di zucchero, Playground, pp.147, Euro 12