Mysterious skin di Scott Heim - L’Indice Maggio 2007 di Federico Novaro


Più di dieci anni abbiamo dovuto aspettare perché anche al pubblico italiano fosse possibile accedere a Mysterious Skin di Scott Heim, ma ne è valsa la pena, così, auspice forse il film omonimo che ne ha tratto Gregg Araki, lo possiamo leggere per le sempre accurate e notevoli edizioni di Playground.

Diviso in tre parti, ciascuna di sei capitoli intitolati via via a uno dei protagonisti che racconta in prima persona, alternati secondo un ordine non regolare, Misteryous Skin copre dieci anni, fra il 1981 e il 1991, dandoci non una storia bensì le sue tracce, i suoi effetti; rende chi legge autore di una ricostruzione; unici a conoscere tutte le voci, abbiamo accesso ai fili che i protagonisti, muti uno all'altro sino, parzialmente, all'ultimo capitolo, dipanano nel tentativo di reintrecciarli in modo finalmente consapevole.

L'evento, il nodo da cui le narrazioni nascono è il rapporto sessuale fra un allenatore e due – ce ne sono altri, ma solo di questi due ascoltiamo le voci – bambini di otto anni. Per dieci anni Neil e Brian saranno attratti, ipnotizzati, da ciò che accadde e non capirono: uno, Neil, cercando e ricercando in modo compulsivo di ritrovare ciò che aveva creduto, e ancora crede, essere amore, dandosi a uomini sconosciuti per denaro; l'altro, Brian, scotomizzando da sé quella manciata di ore via via colmandole con la convinzione d'essere stato rapito da extraterrestri. Entrambi dimentichi – le violenze su Brian accadute in un'occasione in presenza di Neil – l'uno dell'altro, lungo i dieci anni che descrivono un arco che li fa convergere nell'incontro che chiude il libro, la notte di Natale, in cui tutto, nelle parole dell'uno all'altro, verrà alla luce, e in cui chi legge ha finalmente la sensazione di poter condividere il dolore, ma anche la speranza, dei quali è sin lì stato testimone.

Altri personaggi ruotano attorno a Neil e Brian, attirati dalla forza centripeta del vuoto del quale sono portatori: Wendy, amica-innamorata di Neil; Deborah, sorella di Brian, adolescente distante e insieme protettiva; Eric, anch'egli innamorato di Neil e poi, forse, di Brian; tutti partecipi della medesima stupefazione, della quale chi legge, ma non loro, intuisce l'origine e, cupa, la magia. Ci sono poi gli adulti, tutti complici nella loro cecità al dolore che è stato inferto, così come all'amore sottratto, subito, imposto, impedito.

Poche variazioni di stile rendono le diverse voci: quella di Neil è più sfrontata, oltraggiosa, quella di Brian più lenta, cauta, Eric ha toni più complessi, Wendy alleggerisce con ironia dark il suo racconto, Deborah, la più esterna all'incantamento di cui i quattro sono preda, ha una voce quasi adulta, commossa, ma tutti e cinque mantengono una costruzione nitida, come mai turbata. Intorno c'è quella capacità dell'America di apparire incantata ai suoi narratori: la neve, l'aria immobile e seminata di pulviscoli, le grandi strade, un'astronave che solca il cielo notturno, lo squallore di un parco giochi abbandonato, lo sfarfallio della tv e l'epifanica pioggia di cereali, sfondo per la violenza che muterà le loro vite.