La lussuria produce dolore «Se fossimo stati i protagonisti di un grande film hollywoodiano, ora l’avrei abbracciato, dandogli pacche sulla scapole, in un crescendo di violini e violoncelli come colonna sonora, mentre le lacrime scorrevano sul nostro viso. Ma Hollywood non avrebbe mai fatto un film su di noi». Questo pensa un personaggio di Scott Heim, e forse pensava lo stesso Heim anni fa quando scriveva il suo primo libro, un romanzo tenero e durissimo insieme, pubblicato in Italia per i tipi di Playground solo qualche mese fa. Ma i fatti sono andati in maniera diversa, e Mysterious skin è diventato un (grande) film, diretto dal Gregg Araki di Doom generation, purtroppo penalizzato nel nostro paese dalla distribuzione estiva, di quelle che fanno capolino in pochi cinema. E certamente, dopo un film del genere ci si potrebbe avvicinare al romanzo con qualche sospetto. Con l’idea di non volersi rovinare il ricordo di un’opera folgorante e commovente leggendone lo scialbo canovaccio. Ma fortuna vuole che il libro sia altrettanto efficace; e se le trovate del regista per ovvi motivi non possono vivere sulle pagine stampate, la lettura ci permette di allontanarci dalle visioni (splendide) di Araki, di aderire alla trama con maggior partecipazione. Scott Heim è preciso, evocativo più che descrittivo, è attento ai dettagli e senza peli sulla lingua, nonché lontano da derive iper-realistiche. Non gli interessa stupire, ma ci stupisce lo stesso. Non gli interessa filosofeggiare, ma raccontarci una storia complessa che nasconde una semplice verità. Che la lussuria lascia una devastante, insopportabile eredità di dolore negli innocenti. Cosa accomuna Neil e Brian, i due protagonisti? Il primo è “ragazzo di vita” bellissimo e sessualmente fin troppo attivo. Un giovane marchettaro che sogna di lasciare la provincia del Kansas e di raggiungere la sua migliore amica a New York. L’altro è un secchione fissato con gli UFO, che crede di essere stato rapito da un’astronave e sogna una luce blu, il ricordo sfocato di una tortura, di un crimine interstellare forse, di una violenza di sicuro. E se all’inizio del romanzo un UFO c’è davvero, questo appare fugace una notte, sui campi, per non tornare più. Tutto il dolore e il mistero che restano sono di pertinenza umana. E hanno a che fare con la memoria. Con la nostra capacità di nascondere ed eludere il male che è stato subito. Ma ciò che il subconscio cerca di seppellire prima o poi viene alla luce sulla pelle misteriosa degli adolescenti di Scott Heim. Dolente e provocatorio. Sensuale e ripugnante. Mysterious skin è un urlo dalla provincia che più provincia non si può. Una canzone d’amore, ma anche un s.o.s., che sgorgano dalle campagne e dalle distese degli States, dalle quali gli animali ci guardano e nelle quali persino l’apparizione di un UFO diventa un evento naturale. Il segno della nostra scissione dall’intelligenza profonda del cosmo, nonché della nostra piccolezza e crudeltà. Perché una cosa è certa, nell’universo non sembra esserci spazio per gli uomini che fanno male ai bambini. |
