Mysterious Skin - libro del mese RUMORE


RUMORE GENNAIO 2007
LIBRO DEL MESE "Mysterious Skin"
di Claudia Bonadonna

Il bel film di Gregg Araki. Il romanzo altrettanto suggestivo e inquietante da cui è tratto. Un’immagine che li riassume entrambi. Il volo di caramelle sulla faccia di un bambino felice. Un attimo dopo, nella cucina dell’allenatore Heider, l’innocenza è perduta. “Quando mi piace molto qualcuno glielo dimostro in un certo modo”, sussurra l’uomo al suo piccolo campione di baseball. “Non credere a chi ti dice che c’è qualcosa di male.”
Malgrado i suoi otto anni Neil McCormick non è nuovo a gemiti e amplessi; sbircia già un po’ quelli di una madre prodiga di favori a cow-boy depravati e stanchi (“In seguito sarebbero diventati i loro tipi preferiti”, dice Neil) e intuisce desideri.
L’apprendistato sessuale con l’insospettabile allenatore pedofilo lo rende ragazzo di vita duro e affascinante, un buco nero di sociopatia intorno a cui ruotano pochi satelliti minori renitenti al ritmo piano della provincia (Eric, aspirante trans, e la riot girl, Wendy).
Brian Lackey invece ha occhiali spessi e frangetta bionda da bravissimo ragazzo. Di quell’estate degli otto anni nelle Pantere dell’Hutchinons Pizza Place ricorda pochi elementi essenziali: il padre fuggito, le molte sconfitte, i baffoni dell’allenatore, ma soprattutto le cinque ore scomparse di un pomeriggio lontano, finite nel seminterrato con le ginocchia strette al petto e il naso sanguinante. Col tempo, tra incubi, svenimenti, caparbio rifiuto del sesso e i deliri sublimanti dell’amica Avalyn, Brian si convincerà di essere stato rapito dagli alieni.
Fino all’incontro risolutore con Neil, una strana notte, in prossimità del Natale. Nella vecchia casa degli orrori quei cori dei bambini dalla strada e la luce della luna che “splendeva sui nostri visi e sulle nostre ferite così brillante e bianca che avrebbe potuto discendere direttamente dal Paradiso e fare di noi angeli che si beavano del calore divino. Ma non lo era e nemmeno noi lo eravamo.” Scott Heim dice di considerare Mysterious Skin “soprattutto un libro sulla memoria e sulla ricerca di sé”, ma in ballo c’è molto di più. Non solo e non soltanto una facile disamina su omosessualità e pedofilia (il sesso - esplicito, dettagliato, spesso duro – si scontra con una narrazione onirica, sbigottita, infantilizzata), ma anche il mondo della provincia americana: il natio Kansas: piccolo, agricolo e in procinto di diventare teo-con (siamo pur sempre nel 1995). Un orizzonte infimo e soffocante, fatto di vicini fastidiosi e famiglie inevitabilmente disfunzionali (anche quelle i Lackey, che nascono con le migliori intenzioni). C’è tutta la sluckness adolescenziale che gli anni Novanta hanno consegnato alla storia (senza il languore estetizzante di un Gus Van Sant, però). C’è l’impegno narrativo a mascherare il tracciato: la costruzione dolorosa, ruvida, a tratti sentimentale, mai immanente, di un testo che contrappone sentimenti e voci speculare dei due protagonisti. Fondendoli insieme. Giunti tremolanti di inconsapevoli, incolpevoli, enormi accuse…