Dicembre 2006 - La Repubblica Bologna di Grazia Verasani Mysterious Skin di Scott Heim, intelligentemente tradotto e pubblicato da Playground dopo il successo dello straordinario film di Gregg Araki, è un romanzo che riesce nell’intento di rendere poeticamente spiazzante un tema scabroso come la pedofilia. Da una parte c’è Brian, ragazzino biondo e impacciato che sogna di diventare il primo adolescente esperto di ufologia al mondo e che è convinto di essere stato rapito a otto anni dagli alieni, ai quali imputa gli svenimenti e il sangue al naso dei suoi frequenti buchi di memoria. E dall’altra c’è Neil, bello e selvaggio, che si vende nel parco di una piccola cittadina del Kansas, fiero di essere desiderato da clienti attempati che pagano in contanti la sua giovinezza. Entrambi sono legati dall’uomo che ha “rubato loro l’infanzia”: l’allenatore di baseball della Little Leaugue. Ma mentre a Neil è bastato sentirsi dire che era il migliore giocatore della squadra per accettare le attenzioni dell’uomo su un tappeto di cereali, tra caramelle e videogame, finendo col chiamare “amore” la violenza subita, Brian comincia faticosamente a capire che con i suoi vuoti temporali gli alieni non c’entrano nulla. Delicato e commovente il momento in cui i due finalmente si incontrano: il primo, gonfio e pieno di lividi a causa di un cliente che ha passato il limite, e il secondo affamato di verità. Una verità che Neil rivelerà a Brian sul divano della vecchia casa dell’allenatore, in quella stanza blu dove a entrambi è stato strappato qualcosa per sempre. Mentre fuori nevica e i bambini festeggiano Halloween, i due ragazzi si tengono stretti. “Hollywood non avrebbe mai fatto un film su di noi”, dice Neil. Hollywood no. Ma Gregg Araki, sì. |
